Il 5 ottobre Verdi inaugura la nuova stagione della Semperoper Primo titolo lirico per il direttore che guida la Staatskapelle Sorriso e malinconia per raccontare vite sul viale del tramonto
Una rockstar in disarmo. Un uomo di una certa età, circondato dal glamour, che vive una vita da ex divo rock del palcoscenico. Un tempo osannato, oggi un po’ meno. «O forse immagina di viverla questa vita da rockstar». Lascia un dubbio Damiano Michieletto. Jeans, giacca argentata che brilla, chitarra elettrica e ammplificatore sul quale poggia il piede, sir John canta il suo «Alfin t’ho colto raggiante fior» ad Alice – lei è sprofondata tra le lenzuola bianche del suo letto matrimoniale trapuntato di velluto.
Alla Semperoper di Dresda si prova il Falstaff di Giuseppe Verdi che il 5 ottobre inaugura la nuova stagione del teatro tedesco. Sul podio Daniele Gatti, direttore musicale della Sächsische Staatskapelle Dresden, che nelle vesti di guida di una delle migliori orchestre del mondo è alla sua prima opera lirica alla Semperoper. Regia di Damniano Michieletto. Al suo secondo Falstaff, dopo quello pensato nel 2013 per il Festival di Salisburgo e ambientato tra gli ospiti di Casa Verdi a Milano con Falstaff, anziano cantante che rivive le sue imprese liriche di un tempo – allestimento riuscitissimo, malinconico e poetico che è poi arrivato sul palco del Teatro alla Scala. Anche per Dresda Michieletto mette in campo l’identificazione di Falstaff con un musicista, un rockettaro questa volta, «con Bardolfo e Pistola che vorrebbero essere i suoi Rolling Stones» dice il regista veneto.
Un Falstaff, anche questa volta, sul filo della malinconia. «Perché questo personaggio ci racconta la possibilità di vivere la vita con un sorriso, ma ci fa anche riflettere sul tempo che passa» dice Micheletto. In perfetta sintonia con la lettura che in questi anni Daniele Gatti sta dando dell’estremo capolavoro verdiano. «C’è il sorriso, ma avvolto da una sorta di malinconia. E sono felice se chi ascolta Falstaff non avverte una risata grassa e sguaiata, ma si abbandona alla malinconia sorridendo con me» spiega Gatti che a gennaio ha diretto alla Scala un Falstaff intimo e per niente comico, ma malinconico, attraversato dalla riflessione sul senso del tempo. «I personaggi non sono vecchi – spiega il direttore d’orchestra milanese –, ma sono adulti che iniziano a riflettere sulla vita, avendo ancora anni da vivere, ma vedendo il tramonto avvicinarsi».
Un sorriso velato di malinconia. Che è lo stesso del compositore emiliano. «Quando si pensa a Verdi si pensa a grandi cori, grandi arie, grandi melodrammi. In Falstaff è divertente vedere come alla fine della sua vita quest’uomo dice: Tutto nel m ondo è burla» riflette Michieletto che ha debuttato alla Semperoper nel 2021 con La Cenerentola di Rossini.
Un cast molto italiano in scena, Falstaff è Nicola Alaimo, Alice Eleonora Buratto, Ford Lodovico Filippo Ravizza, con loro Rosalia Cid è Nannetta, Juan Francisco Gatell è Fenton, Marie Nicole-Lemieux è Quickly, Nicole Chirka è Meg. E ancora Didier Pieri è il Dottor Cajus, Simeon Esper Bardolfo e Marco Spotti Pistola. Scene di Paolo Fantin, costumi di Agathe MacQueen, luci di alessandro Carletti per la partitura ispirata a William Shakespeare. «E Falstaff non è una commedia, ma un’opera buffa, dove Verdi il canto è un recitar cantando. E se prima Verdi,, quando si era ispirato a Shekespeare con Macbeth e Otello, aveva usato tinte forti, qui sceglie colori sfumati, leggeri e delicati» riflette Gatti che torna periodicamente su questa partitura, «perché questo grande e profondissimo affresco dell’umanità merita di essere riscoperto ancora e ancora».
Il verdiano Falstaff apre la nuova stagione della Semperoper, la seconda disegnata dalla nuova sovirntendente Nora Schmid, che propone ben dodici nuove produzioni, insieme a molte riprese di spettacoli storici del teatro. Gatti tornerà sul podio della Semperoper a marzo del rossimo anno per il Parsifal che inaugurerà il Festival Wagner. Il prossimo anno, invece, apertura di stagione con il Fidelio di Ludwig van Beethoven, presentato insieme alla Leonora di Ferdinando Paër, due titoli scritti praticamente negli stessi anni, i primi dell’Ottocento, che ispirandosi a Léonore ou L’amour conjugal di Jean Nicolas Bouillv, raccontano la stessa vicenda, quella di Leonore che si traveste da uomo per salvare il marito Florestan dal carcere – tema sempre attualissimo. Gatti sul podio per Beethoven, il titolo del compositore di Parma, che ebbe la sua prima proprio a Dresda, sarà diretto da Giulio Cilona.
Nella foto un moneto delle prove di Falstaff a Dresda (dal video sul sito della Semperoper)