Muti fa il bis, a Ravenna tornano i cori amatoriali

Al Ravennafestival seconda edizione di Cantare amantis est il direttore prova Mozart, Bellini e Verdi con 3500 coristi Evento dedicato alla memoria del ravennate don Minzoni

Non c’era uno scranno libero, giusto un anno fa, al Pala De Andrè di Ravenna. Caldo di inizio giugno che non ha fiaccato la voglia di cantare. I video di quei giorni hanno fatto il giro dei social. Riccardo Muti che prova i grandi cori verdiani, Va’ pensiero, O Signore dal tetto natio, Patria oppressa… con tremila persone, rigorosamente non professionisti, che si fanno una sola voce. Coristi per passione arrivati da tutta Italia per Giuseppe Verdi. Ma anche per l’Inno di Mameli. Momento corale, giorni di lavoro. Come accade con i professionisti della musica. Perché Muti non fa sconti. Cantare amantis est il motto agostiniano scelto dal direttore d’orchestra.

«Quando ripenso alla prima edizione di Cantare amantis est, alle oltre tremila voci che di fronte a me dopo poche semplici indicazioni hanno saputo trovare insieme un unico modo di sentire, amalgamando naturalmente il suono nell’attacco del Va’ pensiero, ricordo di aver vissuto una magia che ancora non riesco a spiegarmi» riflette oggi Muti. Pronto a fare il bis. Perché Cantare amantis est torna lunedì 1 e martedì 2 giugno nel cuore dell’edizione 2026 di Ravenna festival. Record, degli oltre tremila partecipanti dello scorso anno, già infranto. Perché sono 3mila e 500 i coristi che hanno già risposto all’invito del maestro.

«Cantare insieme, come suonare insieme, è proprio di colui che ama, di chi coltiva il senso dell’amore, di chi si unisce nel segno superiore dell’armonia e della bellezza, perseguendo il bene comune» riflette Muti che ha deciso di dedicare le due giornate di lavoro e musica a don Giovanni Minzoni, il sacerdote ravennate morto nel 1923 in seguito a un’aggressione di due squadristi fascisti.  «Una vita, quella del sacerdote, spesa per la pace e la libertà» dice il direttore che lavorerà sull’Ave Verum Corpus di Wolfgang Amadeus Mozart, sul Casta Diva dalla Norma  di Vincenzo Bellini, sulla Messa da Requiem di Verdi e sul monumentale Prologo del Mefistofele di Arrigo Boito. Davide Cavalli al pianoforte, la voce di Maria Grazia Schiavo per Bellini.

«Sarà una grande emozione sentire il mottetto mozartiano, concepito per un gruppo ristretto, eseguito da un coro tanto imponente. L’Ave Verum Corpus è una preghiera profondissima ed esprimerne il senso non dipende dal numero di esecutori, tanto meno da questioni non sempre verificabili di prassi storicamente informate, piuttosto dipende dallo stile che gli è proprio e che è necessario rispettare» spiega Muti. Che con i coristi proverà poi pagine che hanno segnato la sua carriera. «Con Bellini lavoreremo sul legato che è tipico della lingua italiana e della melodia che da essa scaturisce. E arriveremo al Mefistofele in un percorso che dalla pagina più eterea, ispirata come dal cielo a Mozart, porta a quella più sanguigna e piena di fervore e fuoco sacro».

Prove, come in teatro. Lavoro sul testo, lavoro sulla musica. Divisi per registri vocali, tra spalti e parterre del palazzetto ravennate. Poi, prima di salutarsi, l’esecuzione delle quattro pagine. Tutti insieme. «In questo grande coro che dimostra – conclude il maestro – la presenza nel nostro Paese di un humus fecondo, di una naturale disponibilità al canto corale. E anche in chi non ha avuto la possibilità di approfondire studi musicali emerge il bisogno di esprimersi, un bisogno profondo al quale si è prestata sempre troppo poca attenzione, sia nell’educazione musicale a scuola sia nei media».