Noi, tenori verdiani tra dramma e sorriso

Sartori è Otello, Dave Monaco Fenton, Matteo Roma Macduff Intervista ai tre musicisti protagonisti al Festival Verdi di Parma

Verdi e Shakespeare. Incontro di grandissimi. A distanza di anni. Con i personaggi delle tragedie, ma anche delle commedie del Bardo che vengono illuminati da una nuova luce nella trasfigurazione musicale che ne fa il compositore di Busseto. Shakespeare arriva abbastanza presto nel percorso verdiano, nel 1847 con Macbeth. E torna, messo da parte l’ambizioso progetto di un’opera sul Re Lear, alla fine della parabola musicale verdiana. Con due opere agli antipodi per quel che riguarda il soggetto, ma strettamente imparentate sul piano musicale – ascoltare per credere.

Otello e Falstaff, estremi capolavori, il primo del 1887, il secondo del 1893. Entrambi scritti per il Teatro alla Scala di Milano. Titoli che insieme al Macbeth, proposto nella prima versione, quella dove manca La luce langue della Lady e dove Macbeth muore su un arioso, il Mal per me, sono la proposta del Festival Verdi di Parma, edizione 2025, edizione numero venticinque.

Si parte il 26 settembre con Otello, Roberto Abbado sul podio della Filarmonica Toscanini e del Coro del Regio, protagonista Fabio Sartori, insieme ad Ariunbaatar Ganbaatar che è Jago e Mariangela Sicilia che è Desdemona. Regia (che si annuncia psicanalitica, come accade da tempo quando in locandina c’è il nome del regista toscano) di Federico Tiezzi. Spettacolo al Regio di Parma, mentre Macbeth, il 27 settembre, va in scena al Verdi di Busseto, nuovo allestimento di Manuel Renga, Francesco Lanzillotta sul podio dell’Orchestra giovanile italiana e ancora del Coro del Regio. Vito Priante protagonista con Adolfo Corrado (Banco) e Matteo Roma (Macduff). Il 3 ottobre si torna al Regio per il Falstaff nell’allestimento british anni Ottanta di Jacopo Spirei, ormai un classico per il titolo che sarà diretto da Michele Spotti (ancora la Toscanini, ancora il Coro del Regio). Protagonista Misha Kiria nei panni di sir John, con lui Roberta Mantegna (Alice), Giuliana Gianfaldoni (Nannetta), Alessandro Luongo (Ford) e Dave Monaco (Fenton).

Un tenore Otello, un tenore Fenton, un tenore Macduff. Agli opposti. Il primo emblema del tenore eroico verdiano (e ci sarebbe da discutere se sia davvero così…), l’altro un tenore che riporta il belcanto nella scrittura verdiana, il terzo che in qualche modo tiene insieme i due elementi. A dare voce e corpo ai tre personaggi Fabio Sartori, interprete verdiano di riferimento, classe 1970, di Treviso, Dave Monaco, siciliano, classe 1996, Matteo Roma, veneto anche lui come Sartori, classe 1994. Otello, Fenton e Macduff. Due generazioni a confronto in questa intervista tripla dove gli interpreti ci raccontano il loro Verdi e si raccontano, uomini e artisti del 2025.

Ci racconta il suo personaggio?

Sartori «Otello è un personaggio estremamente negativo. Nella vita ha sempre sofferto. Ha vinto tante battaglie come guerriero, ma è segnato dal dolore: tutti gli affetti gli sono stati strappati sin da bambino. È talmente grande e forte la bellezza di questo amore per Desdemona che vive nel terrore di perdere quell’angolo di paradiso che ha conosciuto con lei. E così cade nella trappola di Jago non per stupidità, ma perché aspetta da un momento all’altro che la vita torni a farlo soffrire, come se il suo unico destino fosse quello».

Monaco «Nel vortice di burle e intrighi che animano il Falstaff di Verdi, Fenton si distingue come il personaggio più poetico. È il giovane innamorato disinteressato, mosso soltanto dall’amore sincero per Nannetta, in contrasto con gli altri che inseguono interessi più loschi. Il suo atteggiamento verso gli altri è quasi di compassione e questo ideale amoroso si riflette anche nel linguaggio che Verdi gli affida: un registro lirico puro che condivide con la sua Nannetta. La sua stessa aria è un atto di amore puro per la ragazza».

Roma «Macduff è un uomo leale, fedele alla patria e al suo Re. Pronto a tutto per riportare l’ordine e la legalità. Nonostante ciò è un personaggio profondamente umano,non è un combattente spietato ed eroico. Dopo la strage della sua famiglia egli trasforma il dolore in forza e giustizia».

Quali i sentimenti, se ce ne sono, che la accomunano e quali quelli che la distanziano dal personaggio che porta in scena?

Sartori «Sentimenti che accomunano a certi ruoli non possono essercene. Sulla scena assistiamo a un femminicidio. Tutto questo è tremendamente attuale. Ma anche sconvolgente per chi deve interpretarlo e cercare di renderlo credibile. Tuttavia, anche se è un personaggio pieno di eccessi, ha una profonda umanità perché è tremendamente tormentato».

Monaco «Il sentimento che più mi accomuna a Fenton è quello dell’amore incondizionato, tipico dei primi innamoramenti giovanili: vedere solo la persona amata e nient’altro. È una sensazione che tutti conosciamo. Quello che invece mi distanzia è il suo coraggio nell’infilarsi in situazioni intricate e più grandi di lui: non so se, al posto suo, avrei avuto la stessa determinazione!».

Roma «Mi sento molto vicino al senso di lealtà di Macduff, al suo desiderio di verità alla sua capacità di trasformare il suo dolore in azione».

Fabio Sartori

L’opera deve raccontarci qualcosa di noi: quale l’attualità (in positivo o in negativo) che trova nel personaggio che interpreta? Come cerca di portarla in scena?

Sartori «Raccontarne l’attualità, ma soprattutto cercare di far emergere la grandezza di quest’uomo che tocca il fondo accecato dalla gelosia, ma dentro di sé porta delle lacerazioni troppo profonde, che lo segnano per tutta la vita».

Monaco «Il teatro ha sempre raccontato storie che parlano dell’uomo e all’uomo. Anche se il mondo va avanti, ci ritroviamo sempre con le stesse problematiche. Con Shakespeare, dal quale Boito trasse uno dei libretti più geniali di sempre, Falstaff, l’attualità è chiara: da una parte la tristezza di chi affronta la vita con opportunismo, come Sir John; dall’altra la freschezza e l’entusiasmo dei giovani innamorati, Nannetta e Fenton. Questo contrasto è eterno e riconoscibile anche oggi. La fuga finale Tutto nel mondo è burla è un promemoria che il teatro è parte integrante della nostra quotidianità. Portarla in scena è molto più semplice di quanto sembri, soprattutto se queste dinamiche fanno parte della nostra vita».

Roma «Se dovessi pensare all’attualità egli è un personaggio che rappresenta una sorta di simbolo di resistenza contro la tirannia e la corruzione, in un mondo in cui la giustizia deve confrontarsi con l’abuso di potere. Sul palcoscenico penso molto a riportare questo senso di giustizia e farlo mio come se lo vivessi in prima persona».

Quale, invece, l’attualità di un genere come l’opera e in particolare della musica di Verdi?

Sartori «Verdi è sempre contemporaneo, non c’è data di scadenza per i suoi capolavori. Le sue opere possono essere ambientate secoli fa, ma la veridicità delle emozioni che fa nascere dentro di noi è senza tempo e senza spazio».

Monaco «Per me l’opera è per definizione sempre attuale, soprattutto quella di Verdi perché la sua musica è teatro allo stato puro. Nei belcantisti come Rossini, Donizetti o Bellini il centro è la vocalità, la bravura tecnica che emoziona, ma in Verdi c’è la trasmissione diretta di un altro messaggio, quello di musica e testo che scavano in profondità e spesso con crudeltà negli abissi dell’animo umano. È questo che lo rende così attuale: la sua musica non è solo bellezza, ma parola viva, scena, vita stessa».

Roma «Verdi resta molto attuale a mio avviso perché situazioni molto concrete: amore, potere, morte e libertà. La sua musica ha una forza teatrale senza paragoni che arriva diretta nell’animo di chi ascolta».

Dave Monaco

Chi è Verdi, per lei, artista e uomo del 2025?

Sartori «Verdi è come un padre che capisce quello che abbiamo dentro. Semplice e al tempo stesso profondo».

Monaco «Per me Verdi è uno dei compositori più significativi perché affronta temi universali – amore, giustizia, dolore, orgoglio – che sento profondamente vicini alla mia generazione. La sua musica mette a nudo l’essere umano nelle sue grandezze e nelle sue fragilità, ma sempre con l’intento di spronarlo a trovare il coraggio di lottare per i propri ideali e per la propria libertà. Credo che questo messaggio sia quanto mai fondamentale nel nostro periodo storico».

Roma «Verdi per me è un compositore che sa raccontare l’animo umano in tutte le sue contraddizioni. Ci riporta spesso a guardare alle nostre radici, la nostra storia i nostri valori e ideali ma con un linguaggio ancora oggi universale e sorprendentemente moderno».

Quale il personaggio verdiano che sente più vicino? Perché?

Sartori «Difficile scegliere, amo i suoi eroi come Ernani, Adorno, Foresto… e provo una grande emozione anche cantando Messa da Requiem».

Monaco «Può sembrare scontato ma è proprio Fenton: racconta l’entusiasmo e l’autenticità del giovane innamorato e in questo mi riconosco molto. Guardando avanti, invece, il ruolo che mi piacerebbe affrontare è quello di Alfredo nella Traviata. Credo che sarà un traguardo naturale quando la mia voce avrà raggiunto la piena maturità, perché Alfredo unisce passione, fragilità e crescita interiore. Ipotizzo una crescita contemporanea di Dave come uomo e come cantante per cantare Alfredo come piacerebbe a me!».

Roma «Macduff è appunto un personaggio che sento molto vicino a me. Non è un eroe spavaldo, ma un uomo ferito che vive il dolore della perdita della sua famiglia. La sua aria Ah la paterna mano è un momento intimo, in cui molto spesso chiede perdono a Dio nel caso non riuscisse a vendicare la sua famiglia. Mi piacerebbe tanto portare in scena Alfredo, e un giorno anche Riccardo del Ballo in maschera».

Ci sarà ancora Verdi nei suoi programmi futuri?

Sartori «Sempre. Devo a Verdi la mia carriera. Quello che ha scritto lo sento ideale per la mia vocalità. Non posso immaginare la mia professione senza di lui».

Monaco «Per il momento preferisco rimanere fedele a Rossini, Donizetti e Bellini, i compositori che corrispondono alla mia attuale vocalità».

Roma «Assolutamente si, riprenderò ancora il ruolo di Macduff in molteplici occasioni, ma anche Ismaele nel Nabucco. Spero che con l’evoluzione vocale io possa avere la possibilità di esplorare questi ruoli!».

Matteo Roma