Il balletto di Cajkovskij ha aperto la nuova stagione di danza Protagonisti Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko Racconto da favola che Nureyev colora di inquietudine
Che sia una favola non c’è dubbio. Una di quelle che sai da sempre, da bimbo. Vuoi per il cartone animato della Disney – Aurora è una delle principesse amate ancora oggi… e nel film di animazione ci sono, inconfondibili, le musiche di Petr Il’Ic Cajkovskij che hai in testa sin da bambino, familiari e riconoscibili quando le senti, come se uscissero da un cassetto della memoria. Vuoi perché La bella addormentata nel bosco è una di quelle favole che ti affascinano e inquietano insieme quando te la raccontano. Carabosse è il male. Personificazione degli incubi che inevitabilmente popolano la mente dei più piccoli. Il bacio che risveglia da un sonno lunghissimo è il coronamento ideale di qualsiasi storia d’amore nata nella fantasia evolutiva di ragazzi e ragazze.
Che sia una favola non c’è dubbio. Scene e costumi di Franca Squarciapino – ormai si è perso il conto di quanti anni abbiano, ma sembrano disegnati oggi – lo dicono inequivocabilmente. Eppure la musica ti scatena in testa altro. Così come fanno i passi che su questa musica, inquieta e febbrile, ci ha cucito Rudolf Nureyev. La bella addormentata nel bosco inaugura la nuova stagione di danza del Teatro alla Scala – inconfondibile la firma di Frédéric Olivieri, tornato alla guida del Corpo di ballo scaligero, lui cresciuto a Parigi con il coreografo più grande di tutti, sempre pronto (giustamente) a metterlo in cartellone. La bella addormentata nel bosco di Cajkovskij, con la coreografia di Nureyev, inaugura la nuova stagione di danza e ti mette di fronte alle inquietudini che (come tutte le favole) questo racconto sa far venire a galla. Inquietudini che sono quelle che attraversano la nostra società.
Cosa ci fa oggi piombare nel sonno? Quale il “maleficio” che addormenta un mondo incapace di amare? Chi è Carabosse, oggi? E cosa potrebbe essere quel bacio che risveglia dal torpore. Scorre la favola, scorre il racconto, scorrono i passi (bellissimi, difficilissimi) di Nureyev e sono queste le domande che girano e rigirano nella testa. Sferzate dalla musica di Cajkovskij – che non è solo una partitura per uno spettacolo di danza, ma è una seduta di psicanalisi musicale nella quale immergersi e dalla quale uscire rigenerati, la dirige (con mano a tratti un po’ pesante, in verità) Kevin Rhodes.
Rese carne dai passi di Nureyev, linguaggio che non invecchia, attualissimo (anche rassicurante in quelle figure che tornano, uguali e sempre nuove) che il Corpo di ballo scaligero restituisce in modo impeccabile. Schierando, nei ruoli principali, artisti della compagnia, iniziando dall’étoile Nicoletta Manni, radiosa e impeccabile Aurora, tecnica solidissima, sorriso e cuore sempre in primo piano. Timofej Andrijashenko è un prestante Désiré (ma due su tre prese nel passo a due del terzo atto non riescono come dovrebbero) al quale Nureyev regala (se lo era regalato) un lungo e lirico assolo che il primo ballerino scaligero restituisce al meglio.
Lunghissima la locandina con una sempre perfetta Maria Celeste Losa (prima Fata e poi solista del Passo a cinque accanto a un sempre convincente Mattia Semperboni), con l’Uccello blu di Daruis Gramada e la principessa Fiorina di Linda Giubelli. Federico Fresi e Denise Gazzo sono Il gatto con gli stivali e La gatta bianca, le Fate sono Caterina Bianchi, Agnese Di Clemente, Gaia Andreanò, Asia Matteazzi, Camilla Cerulli e Martina Valentini – per ciascuna Nureyev imbastisce una variazione da solista – il Re e la Regina hanno la classe di Gabriele Corrado e Azzurra Esposito, a Catalabutte, il maestro di cerimonie, Marco Messina offre la sua maschera tragicomica. I quattro principi sono Marco Agostino, Massimo Garon, Christian Fagetti ed Edoardo Caporaletti. Principi che Nureyev fa morire sotto i colpi dell’inquieta e sinistra Carabosse, qui una carismatica Francesca Podini. Il cui incantesimo – e ti chiedi cosa sarebbe oggi – viene spezzato dalla Fata dei Lillà di Chiara Borgia.
Nelle foto @Brescia/Amisano Teatro alla Scala La bella addormentata
Articolo pubblicato in gran parte su avvenire del 21 dicembre 2025