Il premio Oscar porta in prima assoluta a Città di Castello Preludio al Cantico ispirato alla preghiera di san Francesco pagina che apre il Festival delle Nazioni dedicato alla Francia
Laudato sì, mi Signore. Parole di secoli fa, otto precisi. Che conservano una forza dirompente, immutata ancora oggi. Le parole di san Francesco, del suo Cantico delle creature. «Altissimu, onnipotente, bon Signore». Parole che ci danno «una spinta per fermare lo scempio a cui assistiamo quotidianamente e che i politici non riescono ad affrontare, diventando balbuzienti ogni volta che devono costruire ipotesi concrete, cambi di rotta». Lo scempio è quello ambientale. Lo scempio delle creature che san Francesco fa “centrare” nel suo Cantico. E che Nicola Piovani, sono sue le parole di accusa e di denuncia, mette in musica. Il compositore, premio Oscar per la colonna sonora de La vita è bella, giovedì 28 agosto, inaugura l’edizione 2025, la numero cinquattotto, del Festival delle Nazioni di Città di Castello.
Rassegna storica, nel cuore dell’Umbria, l’Umbria di Francesco, santo del quale il prossimo anno si ricorderanno gli ottocento anni dalla morte. Rassegna che si apre con un concerto nella chiesa di San Domenico della Guiyang symphony orchestra diretta da Guoyong Zhang. Sul leggio – insieme a pagine di Maurice Ravel, di Tan Dun e del cinese Zhao Jiping, autore della colonna sonora di Lanterne rosse di cui Ning Feng proporrà il Concerto n. 1 per violino e orchestra – il Preludio al Cantico di Piovani. «Ho scritto questa pagina nel 2015 – racconta il musicista romano, classe 1946 – e doveva essere il primo capitolo di un’opera sinfonica dedicata al Cantico delle Creature. La commissione, però, si fermò. Decisi di presentare il Preludio a Il cortile di Francesco ad Assisi. L’esecuzione era prevista all’aperto ma, purtroppo, la pioggia ci costrinse ad annullare il concerto».
La partitura è rimasta così in un cassetto. Tolta, ora, per Città di Castello. «Sono molto felice che possa finalmente vedere la luce in pubblico al Festival delle Nazioni in occasione degli ottocento anni del Cantico delle Creature. Il Preludio, per grande orchestra e coro, canta il tema francescano dell’amore per la natura, la sua sacralità, la sua bellezza e il suo mistero, tema che è reso ogni giorno più importante dai disastri ambientali che l’uomo sta provocando sul proprio pianeta» spiega Piovani, da sempre artista impegnato anche in battaglie sociali con la sua musica. Succede anche con questo Preludio, proposto in pubblico (le voci che a Città di Castello si uniscono alla Chengdu symphony orchestra sono quelle della Corale Marietta Alboni) in attesa di poter diventare un’opera completa, un oratorio sacro che parla al nostro tempo. «Nel Cantico di San Francesco la lode per la natura è un inno a un rapporto rispettoso verso il creato – dice ancora Piovani – e già nel 2015 quando lo scrissi c’erano tante criticità nel rapporto tra l’uomo e il mondo che abita, Ma ora, nel giro di un solo decennio queste criticità si sono aggravate drammaticamente, lo vediamo ogni giorno e lo sperimentiamo sulla nostra pelle». Preoccupazione che Piovani mette in musica, linguaggio che per il compositore è «uno strumento militante, che crei ponti, relazioni, non mero intrattenimento estetico».
Impegno attraverso la musica e attraverso le parole di san Francesco. «Perché la questione ambientale è stata sin troppo trascurata dalle politiche dell’universo. È una questione che riguarda ognuno di noi, singolarmente. Sembriamo quasi sereni nell’andare verso la sparizione della specie, un mondo dove il consumismo e i massimi profitti regnano indisturbati e chi tenta di lottare non riesce ad andare oltre lo sdegno. Il testo del Cantico – conclude Piovani, che il 2 settembre tornerà a Città di Castello al pianoforte per il racconto musicale Note a margine – può aiutarci a trovare la spinta per provare a fermare lo scempio».
Concerto inaugurale con Tan Dun – anche lui fa “cantare” la natura – e il Ravel di Ma mère l’Oye. Perché l’edizione 2025 del Festival delle Nazioni è dedicata alla Francia. Nuovo corso per la rassegna umbra, nuova fase progettuale della durata di tre anni che parte dalla musica d’oltralpe per passare il prossimo anno alla Germania e ai paesi di cultura tedesca e approdare nel 2027, per l’edizione numero sessanta, a un grande sguardo sull’Europa. «Il Festival delle Nazioni vuole delineare, ancora una volta, un percorso culturale di ampio respiro, che intrecci internazionalità e patrimonio artistico territoriale su cui poniamo particolare attenzione» spiega il direttore artistico, Massimo Mercelli, flautista, che il 12 settembre, per la chiusura del cartellone, proporrà insieme ai Solisti veneti di Giuliano Carella Filmscapes per flauto ed archi di Rachel Portman, compositrice britannica, anche lei Premio Oscar (nel 1997 per Emma).
Filo rosso, fil rouge, tutto francese, e poi l’attenzione ai giovani a cui è dedicato il Concorso nazionale Alberto Burri per gruppi giovanili di musica da camera, arrivato all’ottava edizione.
Nella foto @Musacchio/Ianniello/Pasqualini il compositore Nicola Piovani
Articolo pubblicato su Avvenire del 24 agosto 2025