Colli, io nuovo Cavaliere in nome dell’Arte

Il pianista insignito dell’Ordine al merito della Repubblica «Questo riconoscimento va me, ma anche al ruolo dell’artista Una sfida per una società che affronta la rivoluzione dell’AI: l’uomo al centro come nella Magnifica humanitas di Leone»

La soddisfazione e l’orgoglio, inutile negarlo, ci sono. Perché non capita a tutti di essere nominati Cavaliere al merito della Repubblica italiana. Ma la gioia per il riconoscimento va oltre. «Perché in questo caso va a riconoscere il ruolo dell’artista». Federico Colli il 20 ottobre riceve il più alto degli Ordini della Repubblica in una cerimonia presso il Museo diocesano di Brescia. «La mia città» racconta il pianista, classe 1988. «Una telefonata ad agosto con la notizia che la proposta del Cavalierato è arrivata direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Notizia che ho accolto con gratitudine e gioia» spiega Colli, formazione al Conservatorio di Milano, all’Accademia di Imola e al Mozarteum di Salisburgo. Il primo premio al Concorso Mozart di Salisburgo nel 2011, la medaglia d’oro alla Leeds international piano competition del 2012. In cartellone nelle sale da concerto più prestigiose, il Musikverein di Vienna e la Konzerthaus di Berlino, la Elbphilharmonie di Amburgo e la Gewandhaus di Lipsia, il Royal Concertgebouw di Amsterdam e il Lincoln Center a New York.

Pianista e filosofo. E per spiegare come vive questo riconoscimento cita Emanuele Severino. «Che diceva che l’uomo è sia re che mendicante. Perché l’umanità si gioca si gioca tra un appartenere all’infinito e la miseria di essere legati alla contingenza. L’Ordine al merito della Repubblica viene dato alla parte di me che è re». Le motivazioni saranno rese note solo oggi, alla consegna dell’onorificenza. «Ma mi piace pensare che il riconoscimento viene dato al ruolo che ricopro, un pianista, un artista. E questo è importante perché spesso la nostra società pone in discussione il ruolo dell’artista. Oggi, lo sappiamo, viene premiato maggiormente l’homo faber e non tanto l’homo cogitans o l’homo doloris. A trionfare è il self made man, viene premiata la concretezza, il fare, il dover fare. Ma questo riconoscimento mi fa dire che allora il ruolo dell’artista è ancora tenuto in considerazione. E se le benemerenze sono segno di integrità della società il fatto che tra i premiati ci sia un artista è un segno importante».

Un riconoscimento che porta a riflettere ancora una volta sul ruolo dell’artista. «Domanda cruciale, specie sulla soglia della rivoluzione che sta deflagrando con l’intelligenza artificiale». Il pensiero di Federico Colli va alla Magnifica humanitas di Papa Leone XIV. «In particolare al passaggio nel quale il Pontefice invita a evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Leone si chiede cosa distingue l’uomo dalla macchina. La domanda che mi faccio come artista. Insieme rispondiamo, la corporeità. Che entra in dialogo con l’interiorità. Un artista può dare una risposta forte alle istanze della società contemporanea a patto che l’artista stesso riconosca che non può competere con le macchine». Recuperare l’umanità, riappropriarsi di un aspetto fragile dell’umanità, ritrovare la propria voce. «Perché – riflette Colli – in ultima analisi il ruolo dell’artista si gioca sul pensiero. Oggi, allora, occorre lanciare un rinnovato umanesimo. Capire problemi e patologie della nostra società e offrire una cura a questi sintomi».

Il pianista bresciano, neo Cavaliere, pensa «alla rinuncia del sacro, con tutti i suoi sintomi di individualismo e l’oblio dell’anima. È difficile di fronte a questo mondo del fare credere che una società sia pronta a rimettere al centro il pensiero. Ma un artista deve farlo, mentre intorno incombe l’intelligenza artificiale». Riflessione sull’arte. Perché «la tecnologia corre troppo velocemente e i paradigmi estetici non riescono a stare al passo. Occorrono allora nuovi paradigmi che possano essere mezzi nuovi per interpretare scopi diversi. Il ruolo dell’artista, allora, deve essere parte del guardarsi dentro della società in ogni epoca, ma in particolare in quella che stiamo vivendo».

Un riconoscimento, quello all’Ordine al merito della Repubblica, che «premia sicuramente il percorso fatto e le persone che hanno fatto parte di questo percorso rendendolo possibile». Ma è anche una responsabilità. «Perché essere riconosciuti come persone che hanno dato qualcosa alla nazione chiede un impegno ancora maggiore. Il percorso fatto ha germogliato, ma questa pianta deve ancora crescere» riflette Colli per il quale «molto deve essere fatto in ambito educativo e divulgativo. L’arte deve essere fruibile. Occorre un avvicinamento del pubblico alla scena che non è la volatilità di un concerto immersivo, come va di moda oggi, ma è il riconoscimento che l’arte è conoscenza». Ecco il senso di un Cavalierato.

Nelle foto il pianista Federico Colli

Articolo pubblicato su Avvenire del 20 ottobre 2026