Nell’Archivio storico della Biblioteca del Seminario di Bergamo William Limonta e Michele Poli hanno ritrovato la partitura mentre censivano e catalogavano il fondo musicale diocesano Un brano a cappella per voci maschili sul testo del Salmo 110 Prima in tempi moderni il 29 novembre per il Donizetti Opera
Quattro pagine. Carta con la patina del tempo. La scrittura inconfondibile. Rotonda, elegante. Un brano «a tre voci per coro», come indicato nel frontespizio, voci maschili, tenori e basso. Niente strumenti, solo voci, un brano a cappella, per rivestire di mistero e sacralità il testo del Salmo 110, Dixit Dominus Domino meo. «Oracolo del Signore al mio signore. Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi». Scrittura giovanile, nelle parole e nelle note, che guarda più al Settecento italiano che non alla polifonia di Palestrina.
È la partitura inedita di Gaetano Donnizetti ritrovata presso l’Archivio storico della Biblioteca del Seminario vescovile Giovanni XXIII di Bergamo. Un Dixit a tre voci. Una scoperta importante, avvenuta lo scorso 24 febbraio. «A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato» recita il salmo messo in musica da Donizetti. Una pagina inedita che si ascolterà per la prima volta in tempi moderni a chiusura dell’edizione 2026 del Donizetti Opera. A proporla, nel cuore del Dies Natalis del compositore, il 29 novembre nella Basilica di Santa Maria Maggiore, la Cappella musicale diretta da Cristian Gentilini.
Una scoperta annunciata a sopraspesa dalla Diocesi di Bergamo insieme alla Fondazione Teatro Donizetti e che come tante delle scoperte più incredibili è avvenuta per caso. «Stavamo scartabellando tra le partiture contenute in faldoni che raccolgono di tutto un po’, quando lo sguardo si è fermato su queste quattro pagine. Nessuna firma, ma la calligrafia era inconfondibile, quella di Gaetano Donizetti, un giovane Gaetano Donizetti». William Limonta e Michele Enrico Poli si sono ritrovati in mano un pezzo di storia. La storia della loro città, Bergamo. Ma anche la storia della musica. Una pagina giovanile di Gaetano Donizetti, databile tra il 1818 e il 1821, quando il compositore era rientrato dagli studi compiuti a Bologna, con padre Stanislao Mattei. «E l’influenza del francescano, allievo di padre Martini, si avverte chiara in questa pagina» interviene Paolo Fabbri, direttore scientifico del Centro studi donizettiani della Fondazione Teatro Donizetti.
Una pagina sinora sconosciuta, emersa dagli archivi del tempo. «Il ritrovamento della partitura del Dixit di Gaetano Donizetti è avvenuta per caso» racconta il musicologo William Limonta. «Io e Michele Enrico Poli stavamo indagando il Fondo musicale storico del seminario di Bergamo nell’ambito di un progetto di censimento e catalogazione di tutto il patrimonio musicale diocesano. Guardando in un faldone con musica della prima dell’Ottocento ci siamo trovati in mano questa pagina, senza indicazione su chi fosse l’autore, ma che data la grafia, molto simile a diverse pagine del compositore bergamasco, poteva essere attribuita a Gateano Donizetti. Non solo. C’erano caratteristiche stilistiche e dettagli della scrittura musicale che mi hanno fatto intuire che potesse trattarsi proprio della mano del compositore bergamasco».
Un’intuizione per la quale Limonta e Poli hanno cercato subito una verifica. «L’emozione è stata grande nel ritrovarci tra le mani una pagina sino ad allora sconosciuta di Donizetti, sepolta tra tante pagine che raccontano la ricchezza musicale del nostro territorio» spiega Poli. Limonta ha subito scattato foto alla partitura e le ha inviate a Fabrizio Capitanio, conservatore della Biblioteca musicale Gaetano Donizetti. «Appena le ho viste sono corso in Seminario. E solo dal frontespizio, sebbene mancasse l0indicazione dell’autore, non ho avuto dubbi che quella calligrafia fosse del giovane Donizetti» racconta Capitanio. «Da quel momento è iniziato un percorso di studio, confronto e verifica che ha richiesto tempo e rigore scientifico» sottolinea Limonta. Il confronto con Paolo Fabbri e con Fabrizio Capitanio che hanno certificato la paternità della pagina. «La conferma che ci troviamo di fronte a una partitura autografa e fino ad oggi sconosciuta di Donizetti rappresenta un risultato di straordinario valore per gli studi donizettiani, permettendoci di ampliare il quadro della sua produzione» dice ancora Limonta, dalla cui intuizione è nata la scoperta.

«Questa scoperta aggiunge un tassello importante a quanto già sappiamo dell’attività del giovane Donizetti che torna dagli studi bolognesi e si dà da fare a var livelli per iniziare l’attività compositiva. E non guarda solo al teatro, ma anche alla musica liturgica, come ci dice questo importante ritrovamento che evidenzia come la ricerca sistematica nei fondi musicali e archivistici di Bergamo sia ancora in grado di riservare sorprese» spiega Paolo Fabbri, direttore scientifico del Centro studi donizettiani. Un filone, quello liturgico, già noto. «Questo Dixit va ad aggiungersi alle pagine che già conosciamo, datate tra il 1818 e il 1820. Ma aggiunge un tassello per certi versi, piuttosto singolare alla produzione già nota. È un brano particolare, non nello stile severo palestiniano, ma che affonda le radici nel tardo Settecento italiano e nella scuola di padre Mattei. Un tipo di scrittura che non era molto diffuso all’epoca. Cosa che apre per noi studiosi diversi interrogativi. Perché ogni nuovo reperto è allo stesso tempo un frammento di nuove conoscenze che torna alla luce, ma anche un grumo di interrogativi da chiarire. C’è da chiedersi perché Donizetti ha scritto questo bravo con queste caratteristiche, per quale occasione. In quale cointesto. Domande alle quali si dovrà rispondere nei prossimi mesi studiano a fondo non solo il testo, ma anche il contesto» riflette Fabbri vedendo in questa scoperta «l’occasione anche per approfondire gli studi sulla musica liturgica italiana del primo Ottocento, spesso non trattata, ma soprattutto bistrattata».
Per provare a rispondere a queste domande il 9 ottobre presso il Seminario vescovile di Bergamo è in programma un incontro per ripercorrere il ritrovamento dello spartito e per approfondire la composizione dal punto di vista scientifico e musicologico. «Da appassionato di musica, all’inizio del mio servizio pastorale a Bergamo nel 2009 mi ricordo di aver chiesto informazioni in merito ai brani religiosi di Donizetti, che mi erano stati presentati e illustrati. È quindi per me una gioia particolare condividere ora, negli ultimi mesi del mio episcopato, questo componimento ritrovato proprio negli archivi della nostra Diocesi, nel nostro Seminario» dice il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi. E la scoperta del Dixit di Donizetti è avvenuta proprio nell’ambito di un progetto di censimento dei fondi musicali della Diocesi di Bergamo coordinato dall’Archivio storico diocesano. «Questo importante ritrovamento testimonia quanto patrimonio prezioso possa ancora celarsi nei nostri archivi, anche quando si tratta di fondi mai prima indagati e censiti. Esso getta nuova luce sulla storia della formazione musicale del clero bergamasco e sul ruolo che i Seminari e le istituzioni ecclesiastiche hanno svolto, nei secoli, come autentici laboratori di cultura musicale» riflette don Mattia Tomasoni, direttore della Biblioteca del Seminario Vescovile e dell’Archivio storico diocesano di Bergamo che custodisce il Fondo musicale nel quale è stato ritrovato il Dixit. «Un fondo fino ad oggi mai indagato e censito, costituito da oltre 860 risorse, tra musica manoscritta e a stampa, databili tra l’inizio dell’Ottocento e le ultime decadi del secolo scorso».
La prima in tempi moderni il 29 novembre, Diers natalis di Donizetti, nell’ultimo giorno dell’edizione 2026 del Donizetti opera. «Restituire al pubblico, nel giorno che ricorda la sua nascita, una pagina autografa rimasta in silenzio per oltre due secoli è un gesto che dà pieno senso al lavoro del festival. Il nostro compito, anno dopo anno, è proprio questo, riportare alla luce e far rinascere le opere donizettiane più rare, quelle meno conosciute o dimenticate dal grande repertorio, restituendo loro voce, dignità e un palco all’altezza» dice Riccardo Frizza, direttore artistico e musicale del Donizetti Opera. «Ogni ritrovamento come questo – conclude – ci ricorda quanto il catalogo di Donizetti sia ancora capace di sorprenderci e quanto sia importante continuare il lavoro musicologico sul grande compositore bergamasco».
Dixit. Solo una parola. «A tre voci per coro» l’indicazione. Poi note. Eleganti. Scriuttura inconfondibile. Che aspettano, dopo due secoli, di tornare a risuonare. «Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote in eterno secondo il modo di Melchisedek».

Nelle foto @Gianfranco Rota il manostritto inedito di Donizetti e la conferenza di poresnetazione