Torbidoni, io Norma per la mia prima alla Scala

Il soprano marchigiano debutta al Piermarini con Bellini «Arrivo ora su questo palcoscenico forte di tante “ore di volo”» Inizi tra piano e clarinetto, poi a 16 anni l’amore per il canto «Una vita in viaggio, ma mi ricarico a casa tra famiglia e amici»

Quando è arrivata la telefonata da Milano non ci ha pensato un attimo. «Vuoi cantare Norma al Teatro alla Scala?». Domanda da paura. Inutile dire perché… Qui, al Piermarini, l’opera di Vincenzo Bellini si è ascoltata per la prima volta nel 1831. Qui l’ha cantata, facendone un mito, Maria Callas. Qui, alla Scala, Norma mancava da quarantotto anni, dal gennaio del 1977 quando la cantò Montserrat Caballè. Ma lei, Marta Torbidoni, soprano marchigiano, di Montemartciano in provincia di Ancona, classe 1984, alla domanda «Vuoi cantare Norma al Teatro alla Scala?» ha risposto subito sì. «Ho subito accettato, non senza emozione sia chiaro, ma nella vita ci si deve buttare, bisogna rischiare e sfidare se stessi continuamente». Così il 14 luglio tocca a lei. Raccoglie il testimone da Marina Rebeka nel ruolo della sacerdotessa che finisce sul rogo con il suo amato/odiato Pollione – anche se la regia di Olivier Py fa fucilare gli amanti, come due patrioti dell’Ottocento risorgimentale. «Ho già cantato alla prova generale e ho avuto un bellissimo riscontro». Un debutto inaspettato per il forfait dell’ultima ora della Rebeka. «Ma la vera prima sarà lunedì 14 luglio. «Ora bisogna lasciarsi andare alla musica, al personaggio, all’emozione e… divertirsi» racconta il soprano che in questi giorni sta provando Macbeth di Giuseppe Verdi, «debutto il ruolo della Lady», allo Sferisterio di Macerata. «Dove lo scorso anno ho debuttato proprio Norma. Ma qui, alla Scala, è tutto diverso».

Già Norma al Teatro alla Scala… l’opera delle opere nel teatro più teatro di tutti. Che effetto fa cantarla su questo palco, Marta Torbidoni?

«Fa effetto! Ci sono molti piani che si mescolano: emotivi, professionali… è una responsabilità, un onore, ma anche un estremo piacere, perché questa è un’opera mitologica, per la musica in sé e per la storia delle grandi cantanti che l’hanno interpretata sul palco del Teatro alla Scala e non solo. Il ruolo è lungo e molto intenso, mi sono preparata, ho studiato a lungo per debuttarlo lo scorso anno a Macerata e devo dire che mi sento pronta».  

Olivier Py, il regista, fa apparire Norma in cima a una grande scalinata. E chiede a lei che la interpreta di scendere gradino per gradino quella scala durante tutta l’introduzione della prima grande scena, quella di Sediziose voci e di Casta diva. Cosa penserà e a chi penserà quando scenderà quei gradini??

«Il cervello lavora incessantemente prima di entrare in scena, poi magicamente mi capita quasi sempre di abbandonare ansie e paure e di “lanciarmi”. Si dice spesso che in palcoscenico il tempo abbia una diversa scansione, come se si entrasse in una dimensione sospesa e questo io lo sento molto, avverto il prima e il dopo, il dentro e fuori. Sicuramente penserò alla mia famiglia, a chi mi supporta e vuole bene. Da questo punto di vista mi sento molto “protetta”, sono circondata da persone che mi mandano sempre energia positiva e tifano per me».

Chi era per lei Norma, prima di affrontarne lo studio di questo ruolo?

«Un personaggio mitico, un punto di arrivo per ogni soprano. La parte ha tutto: momenti lirici, di furore, è una madre, una donna innamorata, una donna tradita, una sacerdotessa con un importante ruolo nella sua società… e dal punto di vista vocale permette di mostrare tutto il meglio della tecnica. Bisogna avere grande resistenza fisica e mentale, dosarsi perché il ruolo è lungo, ma senza risparmiarsi perché richiede grande intensità».

Ha preparato il ruolo con la sua insegnante, Mariella Devia? Tra l’altro Norma è stata proprio l’opera che il soprano ha scelto per il suo addio alle scene…

«Studiare Norma con Mariella Devia mi ha dato la possibilità di approfondire il ruolo a tutto tondo perché lei è estremamente esigente da un punto di vista musicale e vocale, ma richiede anche un’attenzione meticolosa alle intenzioni emotive e del libretto: ogni suono, oltre ad essere giusto tecnicamente, deve essere espressivo e adeguato al momento psicologico che vive il personaggio. Oggi ascoltando Norma ci si aspetta un bel canto di qualità abbinato ad un grande lavoro scenico ed emotivo: con lei abbiamo fatto esattamente questo lavoro. E mi rende molto orgogliosa sapere che sarà presente in platea il 14 luglio alla Scala per la mia Norma».

E oggi chi è Norma? Che donna (anche se la regia di Py ne fa più una diva) porta in scena?

«È una donna combattiva, piena di dubbi e rimorsi, che oscilla in continuazione tra ciò che è giusto e ciò che le fa bene. Non è Medea, non ha quella componente così spiccata di vendetta perché alla fine si immola lei stessa. È la figura romantica per eccellenza: una donna forte, che vive le sue passioni, ma che alla fine paga per essere stata libera».

Lei arriva sul palcoscenico della Scala non da debuttante, ma con una carriera consolidata, cresciuta passo passo nel tempo. Fa la differenza?

«Fa la differenza avere tante “ore di volo” alle spalle: è fondamentale. Le migliori carriere si costruiscono a piccoli passi, debutto dopo debutto, per arrivare con forza e convinzione agli appuntamenti importanti. Io credo questo e questa è la mia storia. Cantare alla Scala è il sogno di ogni cantante, anche se all’inizio della mia carriera non avrei mai immaginato di arrivarci con Norma!».

A proposito, come si è avvicinata alla musica? Quando ha deciso di farla diventare la sua vita? La sua è una famiglia di musicisti?

«La musica è presente nella mia vita da sempre: mio nonno e mia zia cantavano in un coro e io spesso ero con loro durante le prove. Mi sono avvicinata allo studio del pianoforte a cinque anni, poi mi sono appassionata al clarinetto. A sedici anni, però, ho deciso di intraprendere lo studio del canto lirico.. Ed eccomi qui».

Sacrifici? Rinunce? Rimpianti? Ha detto dei no?

«Sacrifici tanti, rinunce tante, rimpianti nessuno. Certamente ho detto dei no, magari perché era troppo presto affrontare un ruolo che mi veniva offerto: ad esempio Aida mi era stata già proposta nel 2018, ma ho poi deciso di affrontarla solo nel 2024 debuttandola lo scorso anno all’Arena di Verona».

Oggi è la cantante che sognava di essere?

«Si, sono soddisfatta del mio percorso e del fatto che sto raccogliendo i frutti di quello che ho seminato con la mia costanza».

Quale era la sua voce agli inizi e come si è evoluta per arrivare alle Abigailli, alle Norme…? Quali ruoli sente giusti per lei ora, quali vorrebbe cantare?

«Sono partita con un repertorio sicuramente più leggero, come Rigoletto e Puritani, poi però subito la mia voce si è evoluta verso il lirico di agilità, con titoli come Masnadieri. E ora sono a pieno nel solco del soprano drammatico di agilità. Nel futuro non vorrei troppo spostarmi da quello che sto già cantando. I ruoli che sento più vicini alla mia vocalità e temperamento sono sicuramente Abigaille in Nabucco, Leonora del Trovatore, Luisa Miller, Norma, Suor Angelica e ora sento molta affinità con la scrittura della Lady Macbeth che sto per debuttare a Macerata. Per il futuro sogno la Lucrezia Contarini de I due Foscari e la Giselda de I Lombardi alla prima crociata. Sempre Verdi».

Quali gli autori che ama? Quali quelli che sogna di interpretare? E quali sente lontani dalle sue corde?

«Nel mio repertorio c’è molto Verdi, che sicuramente è un compositore che amo profondamente. Fin da subito mi sono appassionata alle sue opere e ho una particolare affinità con la sua musica. I miei insegnanti, molto presto, hanno riscontrato nella mia voce delle caratteristiche adatte al repertorio verdiano e naturalmente lo studio si è incamminato in quella direzione. Non ho particolari desideri per i miei debutti futuri perché quello che sto cantando ora mi rispecchia e soddisfa a pieno. La musica più contemporanea al momento la sento lontana dalle mie corde, ma mai dire mai».

La musica è totalizzante? O la vita trova i suoi spazi?

«La musica impegna una enorme percentuale del mio tempo ed essere costantemente in viaggio è molto stancante. Lo studio è costante, ma quando torno a casa cerco di lasciare spazio alle amicizie e agli affetti».

Norma racconta un mondo in guerra, racconta di popoli oppressi che fanno la rivoluzione… che attualità (al di là della lettura registica di Py) vede oggi in un testo, letterario e musicale, del 1831?

«Un’opera è grande quando è universale, quando i suoi temi sono eterni. E purtroppo il tema della guerra è tutt’ora drammaticamente presente nella nostra attualità. La sopraffazione, il mancato rispetto delle differenze sociali e culturali sfociano troppo spesso nell’aggressività, nella convinzione che l’altro valga meno e che quindi meriti meno di essere a questo mondo. Norma è attuale in questo sicuramente ed è attuale anche nelle ragioni sentimentali che permeano il libretto: quando l’emozione si mischia con la ragione di stato allora diventa più difficile combattere, quando l’amore ti viene portato via, anche la più grande amica diventa una rivale».

Da Bellini a Verdi nel giro di una decina di giorni: il 26 luglio la Lady del Macbeth a Macerata, un altro debutto.

«Lady Macbeth è una donna con grande carattere, un personaggio fantastico, anche se si discosta molto dal dramma shakespeariano: in Verdi lei brama il potere anche per se stessa, mentre in Shakespeare si avverte molto di più che le sue azioni sono volte a rendere grande il suo uomo. La scrittura vocale spazia dal virtuosismo più aspro a momenti lirici e intensi con note molto gravi e la sua parabola si conclude con una scena di sonnambulismo grandiosa, rarefatta ma intensa. È estremamente interessante come il tema del delitto e della colpa abbia ripercussioni diverse sulla coppia, perché lui non dormirà più mentre lei avrà il sonno disturbato da visioni angoscianti vagando per il castello senza pace. Insomma il concetto è chiaro: chi non è in pace con il proprio vissuto di giorno non ha pace nemmeno nel riposo del sonno».

Prossimi debutti? Prossimi impegni?

«Dopo Norma e Lady Macbeth ci vuole un po’ di riposo. A settembre riprenderò Abigaille nel Nabucco, un personaggio che ho già affrontato molte volte. Poi mi aspettano quattro bei debutti: la Messa da Requiem di Verdi, Santuzza nella Cavalleria rusticana di Mascagni, Donna Elvira nel Don Giovanni di Mozart e infine Elvira nel verdiano Ernani. Sarà un periodo inteso, ma carico di sfide e molto entusiasmante».

Nelle foto @Brescia/Amisano Teatro alla Scala Marta Torbidoni in Norma