Como, grazie al Conservatorio rinasce Turanda l’opera del 1867 di Bazzini, maestro di Puccini

Buona la prima. Ma poi basta. E il motivo non si sa. Oggi, a centocinquantotto anni dalla sua prima e unica rappresentazione – era il 13 gennaio 1867 e il palcoscenico, prestigiosissimo, era quello del Teatro alla Scala – torna in scena Turanda, opera che Antonio Bazzini scrisse (su libretto di libretto di Antonio Gazzoletti) prendendo il soggetto dalla commedia di Carlo Gozzi. Che nel 1926 ispirerà poi Giacomo Puccini, allievo proprio del compositore bresciano. A riportare in scena Turanda – la storia è quella della principessa e degli enigmi da risolvere – il Conservatorio di Como —  in collaborazione con Casa Ricordi, che ha curato con Antonio Moccia la revisione critica della partitura, nell’ambito del progetto di finanziamento europeo Casta Diva. Turanda va in scena stasera al Teatro Sociale di Como e arriverà a Milano l’8 dicembre al Teatro Lirico in un allestimento con la regia di Stefania Panighini e le scene e i costumi realizzati dagli allievi dell’Accademia di belle arti di Brera. Sul podio, a guidare orchestra e coro del Conservatorio di Como, Bruno Dal Bon, in scena gli allievi di canto dell’istituto musicale lariano.

«Un progetto, quello di Turanda, che è molto più di un semplice allestimento di teatro lirico o di un’operazione di recupero filologico: è un atto di responsabilità culturale che riscopre, preserva e rivaluta un repertorio storico nel segno della creatività contemporanea oltre che modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni accademiche e culturali» racconta il direttore del Conservatorio di Como, Vittorio Zago per il quale Turanda diventa «anche un modo per riaffermare il ruolo dei Conservatori come motori di innovazione e custodi della memoria musicale, restituendo centralità agli studenti, veri protagonisti di questo percorso e nostri eredi artistici: un luogo dove si produce cultura, costruendo il futuro attraverso la valorizzazione del passato».

Sul palco il mito della principessa di gelo che da Gozzi è arrivato a Puccini e Busoni, passando attraverso l’opera di Bazzini «che tratteggia una giovane sorprendentemente audace per la metà dell’Ottocento, capace di ribellarsi e di ostentare la propria ribellione come atto politico. E il compositore lascia alla protagonista la scoperta del sé, la liberazione dall’ideologia e l’accettazione della fragilità e del sentimento umano, che la conducono a un finale di maturazione e consapevolezza del femminile» riflette la regista Stefania Panighini che, insieme ai protagonisti dell’operazione, ha animato la vigilia di questa prima con incontri, convegni, dibattiti e concerti intorno all’opera di Bazzini.

Violinista e compositore molto apprezzato nell’ambito della musica strumentale, Bazzini. «Sembra venire da un paese del canto, da un paese sconosciuto, eternamente sereno» diceva di lui Robert Schumann. Nato a Brescia nel 1818, fu insegnante e direttore del Conservatorio di Milano. Dove qualche anno fa, in uno scantinato, venne trovato il manoscritto autografo di Turanda. Che oggi rivede la ribalta e torna in palcoscenico.

Nella foto un bozzetto di Turanda al Teatro Sociale di Como