Assolirica denuncia l’altra faccia dello sciopero

Niente cachet per i cantanti quando viene cancellata una recita Danno economico per chi non ha pagate né prove né alloggio

Strumento fondamentale in democrazia, per esprimere il proprio dissenso. E le regole non si discutono. Ma lo sciopero, gli scioperi che ultimamente si moltiplicano – e visto il numero delle astensioni dal lavoro non è raro che molte vadano disertate… capita che in giorni di sciopero si riesca a volare, a prendere un treno… perché forse si sta esagerando, ma questa è un’altra storia – ma lo sciopero, gli scioperi che ultimamente si moltiplicano, hanno anche un’altra faccia della medaglia. Che non sono i disagi che provocano agli utenti, «uno sciopero deve provocare disagi» dicono spesso i manifestanti, ma i danni, perché tali soni, che recano ai quei lavoratori che, impossibilitati a lavorare perché altri incrociano le braccia, si vedono saltare l’ingaggio e dunque la retribuzione economica.

È il caso dei cantanti lirici. Raccontando l’astensione dei lavoratori di palcoscenico sulla prima del verdiano Falstaff a Parma lo scorso 3 ottobre, lo avevamo sottolineato: niente tecnici e addetti alla sicurezza in palcoscenico, niente recita e niente cachet per i cantanti. Un danno non da poco. Perché in Italia, a differenza di quello che avviene all’estero, in Germania ad esempio, le prove non sono pagate, nella maggior parte dei casi i teatri non forniscono agli artisti un alloggio e dunque, l’unico guadagno arriva dal cachet – che serve dunque a pagare la prestazione, ma anche a coprire tutte le spese di vitto e alloggio durante il periodo di prove. E se salta la recita, niente cachet. Dunque un cospicuo buco in un bilancio preventivo che non diventerà definitivo.

Meccanismo risaputo nell’ambiente. Ma, forse, ignoto al pubblico. Ora Assolirica, l’Associazione nazionale degli artisti della lirica, cerca di farlo conoscere, denunciano la condizione degli artisti in concomitanza con lo sciopero che il 17 ottobre blocca la prima del Wozzeck di Alban Berg (presentato in lingua italiana) al Teatro La Fenice di Venezia. L’orchestra lagunare incrocia le braccia dopo la nomina, da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi, di Beatrice Venezi a direttore musicale della Fenice dal 2026. Non si entra nel merito delle motivazioni. Ma Assolirica, costituita in tempi abbastanza recenti e voce già autorevole e rappresentativa, partendo dal caso dello sciopero alla Fenice, vuole «denunciare un aspetto dell’attuale condizione lavorativa degli artisti  impegnati nelle produzioni di tutte  le fondazioni lirico sinfoniche e di tutti i teatri di tradizione». Assolirica, con il presidente Roberto Abbondanza, «vuole condurre un’opera di sensibilizzazione perché si possa porre fine alla completa precarietà in cui si ritrovano tutti i solisti interpreti su tutti i palcoscenici italiani. Tale precarietà è legata alle vigenti regole di ingaggio che prevedono per gli artisti a contratto a partita Iva il riconoscimento economico a cachet, quindi per le recite effettivamente interpretate».

In un comunicato, diffuso in concomitanza con la proclamazione dello stato di agitazione dell’orchestra veneziana sulla prima di Wozzeck, Assolirica sottolinea che «nel caso di uno sciopero in un giorno di recita, il solista si trova a subire una perdita secca molto grave rispetto al totale previsto dal suo contratto: un anno di lavoro e di studio vanificato per una consistente fetta del compenso, indipendentemente dalla volontà dell’interprete di aderire a meno allo sciopero». Un problema pèer il quale occorre fare rete – le agenzie che rappresentano gli artisti pare si stiano organizzando per presentarsi ai teatri che cancellano una recita per sciopero, con una voce unica. «In attesa di una riforma e di una conseguente riscrittura dei contratti in un’ottica che non tenga più conto del cachet riconosciuto sulla base del solo numero di recite, Assolirica chiede che si possa considerare la giornata di sciopero perduta in serata di recita, alla stregua della semplice retribuzione giornaliera, così che possa essere simile alla perdita a cui va incontro il lavoratore dipendente in caso di sciopero».

Il pensiero dell’associazione che rappresenta i lavoratori della lirica va ai tei del Covid. «Come purtroppo già avvenuto durante la pandemia, Assolirica denuncia il rischio che attualmente corrono tutti gli artisti lirici a partita Iva, quello che siano loro, in un periodo convulso, a pagare ancora una volta il prezzo più alto».