Per Reims si viaggia in accappatoio

Al Rof il talento dei ragazzi dell’Accademia rossiniana impegnati nel Viaggio a Reims con la bacchetta di Nägele Regia di Sagi con le belle prove di Gianfaldoni, Roma e Savini

Un’opera lirica ambientata in una spa? Eccola sul palco del Rossini opera festival di Pesaro. E non è la trovata stravagante del regista di turno. Perché, a ben guardare, gli alberghi che offrono la zona benessere e relax con tanto di piscina e sauna, ma anche le terme che tanto vanno di moda in città e in montagna tra bagni nel fieno e vasca all’aperto con acqua calda quando fuori c’è la neve… a ben guardare non hanno inventato nulla. Gioachino Rossini, che la sapeva lunga in fatto di buon vivere, già nel 1825 aveva raccontato, in musica, un centro benessere superlusso, quello dell’albergo del Giglio d’Oro, location (si direbbe oggi) del suo Viaggio a Reims. Cantata per l’incoronazione di Carlo X re di Francia che grazie al genio del compositore pesarese non diventa una celebrazione fine a se stessa, ma una vera e propria opera. Buffa, ironica nel celebrare (anche nel mettere alla berlina) il potere. Satira, come solo i grandi sanno fare senza far arrabbiare il potere. Quello che sa ridere di se stesso. Messo in mutande… letteralmente… dalla satira.

Mutande sotto l’accappatoio anche al Rof perché Emilio Sagi ambienta in un centro benessere la versione del rossiniano Viaggio a Reims pensata per i giovani dell’Accademia rossiniana (da qualche anno intitolata ad Alberto Zedda). Spettacolo che ogni anno, dal 2001, torna nel cuore del Rof, due mattine (il sipario si alza alle 11) per ascoltare e applaudire i rossiniani di domani. O meglio, di oggi. Perché diversi giovani usciti dall’Accademia hanno già in mano contratti di lavoro (Teatro alla Scala compreso) e perché nel Viaggio edizione 2019 si sono sentiti (e visti) talenti sui quali scommettere. Senza contare che negli anni molti dei ragazzi che si sono cimentati con lo spettacolo (chiamarlo saggio di fine corso sarebbe troppo riduttivo) ora sono cantanti affermati.

Tutti sono stati negli accappatoi di Sagi che ambienta la sua regia (suoi anche gli elementi scenici) su un pontile: sedie a sdraio e tavolini di uno stabilimento balneare, non serve altro per fare lo spettacolo. Idea strategica perché sposta l’azione tutta in proscenio (dietro, oltre il sipario, intanto resta montata la scenografia dello spettacolo serale in scena al Teatro Rossini, quest’anno il Demetrio e Polibio) e la proietta in sala con una passerella che scende in platea e con il palco centrale che diventa ribalta per la prima aria di Corinna. Il blu del cielo che fa da sfondo è l’unico colore di uno spettacolo (ormai rodato e ripreso annualmente da Elisabetta Courir) in bianco e nero: il bianco degli accappatoi nella prima parte, il nero degli abiti da sera (costumi di Pepa Ojanguren) nella seconda quando la strampalata compagnia che alloggia al Giglio d’oro fa festa in attesa di partecipare alle celebrazioni per Carlo X.

Pretesto, si diceva, che offre a Rossini la possibilità di scatenare la sua fantasia creativa e realizzare un’opera, anzi un’operona vista la quantità di voci messe in campo, tutte con parti impervie nelle quali si concentra tuta l’arte, ma anche si assommano tutti i tic (virtuosismi e agilità) del compositore pesarese: tre soprano, un mezzosoprano, due (super) tenori, quattro bassi/baritoni più altri personaggi di contorno a dar man forte a concertati e cori – e qui, la strategia del Rof, per non scritturare un coro è quella di farlo fare ai ragazzi in scena, idea che risulta musicalmente vincente ed efficace registicamente. Voci, quelle dei ragazzi dell’Accademia rossiniana, che sono il vero interesse di ogni ripresa a Pesaro del Viaggio a Reims e che ogni anno regalano sorprese.

Previsione rispettata anche per il 2019, con un cast con punte di eccellenza. Lasciano il segno la Corinna eterea di Giuliana Gianfaldoni, e la vivace Contessa di Folleville di Paola Leoci, soprano in grado di rendere al meglio la scrittura rossiniana. Coppia di tenori vincente quella in campo, per resa vocale e intelligenza scenica: Matteo Roma regala squillo limpido, tecnica solida e canto sempre sulla parola (ma anche emozione autentica, palpitante e toccante) a Libenskof, Daniel Umbelino mette tutta la sua prestanza vocale e di interprete nel Cavalier Belfiore. Colpisce la maturità di interprete di Diego Savini, Don Profondo comico al punto giusto e mai sopra le righe, coinvolge il pathos che Dean Murphy mette nel tratteggiare Lord Sidney, conquista la padronanza di tecnica e scena del Don Alvaro di Jan Antem.

Laboratorio per quello che sarà un copia  e incolla di lusso (diverse pagine de Le comte Ory provengono proprio dal Viaggio a Reims) la partitura è un fiume in piena di musica bellissima, resa alla perfezione, con stile e vivacità dal podio da Nikolas Nägele alla guida dell’Orchestra sinfonica Rossini (perché tutto a Pesaro è intitolato al compositore di casa), anche qui giovani che fanno respirare anche al pubblico il piacere di fare musica insieme.

Nelle foto @Amati/Bacciardi Il viaggio a Reims a Pesaro